Jochen Rindt

Karl Jochen Rindt Campine "Postumo" 1970


Nato a Magonza (Mainz) Germania il 18 di Aprile del 1942 Deceduto a sul Cirquito di Monza nelle qualificazioni del 5 Settembre del 1970.
Bernie Ecclestone è il “Padrino” della F1, in quanto ‘capo’ rispettato ed osannato attorno al quale gravitano tutti gli affari della grande famiglia della F1. Ma é anche il padrino di una bella ragazza tedesca Natascha Rindt, la figlia di Jöchen.
Il grande Jochen era anche soprannominato Tiger perché il suo naso schiacciato da pugile, che incuteva timore, ricordava anche quello di una tigre. Era nato così: non aveva mai praticata la boxe.
Jóchen Rindt, è stato il vero primo campione del mondo Tedesco, 24 anni prima di Michael Schumacher, ma viene abitualmente ed erroneamente considerato austriaco, per due ragioni essenziali:
Primo, perché correva con licenza austriaca, fatto essenziale per le statistiche della FIA.
Secondo perché di fatto era stato suo malgrado trapiantato giovanissimo in Austria, dov’era cresciuto coi nonni materni nella bella cittadina di Graz, dove le sue spoglie riposano in pace.
Era nato il 18 aprile 1942 a Mainz (Germania) da padre tedesco e madre austriaca, ma entrambi i suoi genitori persero la vita nel 1943 ad Amburgo durante un bombardamento alleato nel corso della seconda Guerra mondiale.
Fin da giovanissimo aveva una spiccata passione ed attitudine per la velocità e la competizione, e si rivelò immediatamente dotato d’un temperamento sprezzante del rischio.
Partecioó a delle gara sciistiche dove si fratturó piu volte un braccio. Si cimentó nel motocross dove divenne famoso perché correva senza mezze misure; o vinceva o si schiantava!
Grazie alla relativa agiatezza del nonno, avvocato, poté anche cimentarsi nelle corse d’auto, dapprima nei rally con una Simca, poi nelle corse Turismo con un’Alfa Romeo Giulietta, prima di migrare naturalmente verso le monoposto, dove si fece subito notare come pilota dallo stile particolarmente ardito, sempre tutto gas intento a controllare col volante le derapate della macchina. Collezionò un’impressionante ed inquietante serie d’incidenti, che non hanno però mai placato il suo entusiasmo né eroso il suo coraggio.
Al riguardo, Jackie Stewart disse più tardi che “Jim Clark era il migliore, Jöchen il più veloce!”.
L'immagine da imitare: era il Conte Wolfgang “Taffy” Von Trips, l’asso tedesco che si immolò il 10 settembre 1961 sempre a Monza, al volante della sua Ferrari, dopo essersi urtato coll’esordiente Clark, al 2° giro del GP, quasi nello stesso punto dove, poi, morì Rindt: nel rettilineo all’ingresso della Parabolica.
Ironia della sorte, la sua vita e la sua folgorante carriera si chiusero -come detto- nello stesso luogo, praticamente nello stesso punto dove von Trips si era ucciso trascinando con sé anche 13 sventurati spettatori.
Il decano dei giornalisti inglesi Denis Jenkinson disse che secondo lui Rindt era velocissimo ma senza testa, tanto che se avesse vinto un Gran Premio si sarebbe tagliato per scommessa la sua famosa barba. Jenkinson per si tagliò la barba nel 1969 quando Jochen vinse il suo primo Gp al volante della Lotus.
La vittoria di Emerson Fittipaldi al Gran Premio degli Stati Uniti impedì a Jacky Ickx di superare l'austriaco in classifica generale, in tal modo Rindt fu il primo (ed unico ad oggi) campione del mondo postumo.
Vogliono aiutare pero non c'è nulla da fare

Davanti non c'è rimasto quasi niente


Le cause dell'impatto sono tuttora ignote. Molto probabilmente le vettura di Rindt accusò un problema all'impianto frenante; l'ipotesi più accreditata riguarda la rottura dell'alberino di supporto del disco freno entrobordo che si tranciò di netto a causa del cedimento strutturale del materiale, troppo sollecitato dall'assenza degli alettoni che rendevano molto instabile la Lotus 72. Questa scelta tecnica fu attuata per contenere la differenza di prestazioni con le Ferrari su un circuito veloce come quello di Monza. La brusca decelerazione prima della Parabolica portò la vettura verso il guard-rail. L'angolo di impatto non era dei peggiori, ma la ruota sinistra si infilò sotto il parapetto, dove probabilmente dei tifosi avevano scavato una buca per entrare clandestinamente nell'autodromo, e questo causò l'inizio di una rapidissima rotazione. Il medico che per primo intervenne sul luogo dell'incidente verificò che, nonostante le ferite evidenti al torace e agli arti inferiori, non c'era fuoriuscita di sangue in quanto era avvenuto un arresto cardiaco al momento dell'impatto con il rail.

Le pupille risultavano molto dilatate. Clinicamente era ancora vivo ma dopo il primo massaggio cardiaco il polso era debolissimo. La morte certamente fu causata principalmente dal piantone dello sterzo che sfondò lo sterno del pilota "austriaco": le cinture di sicurezza si strapparono parzialmente dai sei punti di ancoraggio della scocca e non ressero alla decelerazione dell'impatto, proiettando il pilota in avanti verso il volante. La decelerazione fortissima e la totale perdita dell'avantreno dovuta all'impatto, fecero sì che anche gli arti inferiori subissero danni pesanti seppur non fatali. Il piede sinistro, il più danneggiato dall'angolo d'impatto, era separato quasi di netto dalla caviglia. Ai soccorritori che per primi giunsero sul luogo apparve una scena raccapricciante: Rindt era disteso nell'abitacolo con gli arti inferiori completamente esposti. Spirò pochi minuti dopo nell'ambulanza che lo stava trasportando alla clinica Niguarda di Milano. Fu aperta un'inchiesta dalla magistratura italiana che mise sotto accusa la Lotus e Colin Chapman per la scarsa solidità delle sue vetture.

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